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UN NOME NUOVO NEL SETTORE DEI BIOFUELS
che nasce dall’esperienza pluriennale di utilizzatori di biocarburanti
 
PERCHE’ I BIOCARBURANTI
     
All'inizio del XX secolo, quasi la totalità dell'energia necessaria al trasporto di passeggeri e merci era di origine vegetale: i treni e le navi a vapore bruciavano legna o carbone, il trasporto a trazione animale era la regola, i motori a combustione interna muovevano i primi passi, magari mossi da olio di arachide, come il primo motore dell'ing. Rudolph Diesel.
     L'avvento del petrolio greggio, col suo basso costo per unità di energia resa, supportato da sempre più efficienti tecnologie di raffinazione,  ha fatto dimenticare per circa un secolo lo sviluppo di queste fonti energetiche, relegandole a frazioni marginali o ai paesi poverissimi e privi di tecnologia.
     I primi anni del terzo millennio, viceversa, sono caratterizzati da una crescente paura di non riuscire a coprire il fabbisogno energetico mondiale,  nonché da un trend estremamente rialzista del petrolio greggio, e conseguentemente dei prodotti petroliferi da esso derivati. I loro prezzi, oramai, sono legati a fenomeni speculativi, governati da relativamente pochi soggetti nel mondo,  piuttosto che dai produttori di greggio o dai raffinatori, comunque ben contenti di un mercato mondiale a prezzi sostenuti. E' ripartita quindi la rincorsa a fonti energetiche alternative che, di fatto, si era interrotta dopo lo shock petrolifero del 1979-1981
ENERGIA E TRASPORTI
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Occorre distinguere il fabbisogno energetico in due grandi filoni: il primo riguarda la produzione diretta di energia, termica o elettrica che sia, il secondo riguarda i trasporti.  Mentre per la produzione di energia esistono diverse fonti energetiche diverse dal petrolio, (idroelettrica, nucleare, geotermica, solare, eolica, biomasse), nonché possibilità ancora attuali di migliorare i rendimenti energetici (cogenerazione) con conseguente riduzione del fabbisogno di materie prime energetiche, tutto il settore  trasporti (terrestre, marittimo ed aereo) è oggi pressoché totalmente dipendente da carburanti derivati dal greggio.
 E, per di più, mentre nella produzione di energia elettrica e termica è buona pratica il ricorso a centrali di produzione di grandi dimensioni, l'energia per i trasporti richiede necessariamente una serie di investimenti distribuiti, le reti di distribuzione dei carburanti. Quindi, la ricerca di fonti energetiche alternative per i trasporti, non può prescindere da questo vincolo: deve poter utilizzare la rete di distribuzione esistente. Le difficoltà di penetrazione di mercato del GPL e del metano per autotrazione sono una palese dimostrazione della veridicità di questa assunzione.
I BIOCARBURANTI

Con il termine di BIOCARBURANTI (biofuels) si intendono essenzialmente due prodotti di origine vegetale sostitutivi della benzina e del gasolio: il BIOETANOLO e il BIODIESEL. Entrambi hanno la pregevole  caratteristica di poter utilizzare la medesima rete di distribuzione dei carburanti convenzionali, e la medesima logistica primaria; non occorrono quindi investimenti "commerciali" per consentire la penetrazione del prodotto, ma necessitano "solo" di  capacità di produzione a prezzi convenienti e regole per il loro utilizzo.
IL BIOETANOLO
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 Il bioetanolo è prodotto dalla fermentazione da biomasse ovvero da diversi prodotti agricoli ricchi di carboidrati e zuccheri quali i cereali, le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce. Materie prime tipiche per la produzione di bioetanolo sono le graminacee     (mais, sorgo, orzo, bietola), la canna da zucchero, alcune biomasse (residui di coltivazioni agricole e forestali) nonché residui di lavorazioni delle industrie agrarie e agro-alimentari e rifiuti urbani.
      Esso costituisce ad oggi la principale fonte energetica rinnovabile nel settore trasporti, in quanto il suo utilizzo diretto è assai spinto in Brasile, che ad oggi è il maggiore produttore mondiale di etanolo da canna da zucchero. A partire da metà degli anni 80, anche la produzione di bioetanolo nel nord America è diventata significativa, sfiorando i 30 milioni di tonnellate nel 2009, contro i 20 del Brasile (FONTE: F.O. LICTHS 2010 - escluso produzione per utilizzo in bevande alcoliche) .  
IL BIODIESEL
L'utilizzo di oli vegetali come combustibili è noto dall'antichità, ma il loro impiego come carburante è sempre stato trascurabile per i suoi costi elevati, per problemi tecnici legati all'usura delle gomme, per la sua elevata densità (circa 0,9), per il  potere calorifico inferiore al gasolio.
La maggiore attenzione agli aspetti ecologici e ambientali, uniti alla disponibilità di oli vegetali usati, ha portato, all'inizio degli anni '90, ad affinare le tecnologie di produzione dei cosiddetti Metil Esteri di Acidi Grassi (FAME), più noti come biodiesel. Il processo di produzione è molto semplice: facendo reagire, a pressione ambiente e bassa temperatura (65°C) un olio vegetale a bassa acidità (colza, soia, girasole, palma, arachidi ecc) con il 10% di metanolo, si ottiene biodiesel e 10% di glicerina. Il processo non ha perdita di massa.
Il biodiesel, ancor più del bioetanolo, si propone come  combustibile alternativo per ridurre l'impatto delle emissioni di CO2 in atmosfera; i dati CONCAWE già citati indicano la riduzione totale di emissioni (Green House Gas GHG emissions well-to-weels) confrontata con quella del gasolio minerale fra -50% e -66% essenzialmente in funzione della resa per ettaro delle colture dell'olio vegetale di partenza e della necessità più o meno elevata di irrigazione dei campi.  A differenza del bioetanolo, il biodiesel è un carburante sviluppato soprattutto in Europa a partire dai primi anni '90, inizialmente su spinta della Germania, seguita a ruota dalla Francia; questi paesi  sono tuttora i principali produttori e consumatori di biodiesel.
Il mercato del biodiesel nasce protetto: a causa della differenza di costo della materia prima, è stato finora necessario il supporto della defiscalizzazione per stimolarne i consumi. A causa della lentezza tipica degli adeguamenti legislativi, accade però che, nei momenti in cui il prezzo del gasolio minerale è elevato, si creino condizioni di ottima redditività per i produttori: è possibile che sia questa una delle cause per cui esistono dati sulla capacità produttiva di biodiesel ma non sulla produzione e sui consumi in Europa. F.O. Licths stima che la produzione si sia attestata in media ai 2/3 della capacità produttiva, e ne ricava i seguenti andamenti:
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Le materie prime disponibili per la produzione di biodiesel hanno un costo elevato. Per contro, il costo  di produzione non è molto elevato: partendo da oli vegetali grezzi, si possano considerare 35-50 €/ton di costo di raffinazione e 40-50 €/ton di costo di produzione (FONTE: IEA). Pertanto, a differenza del bioetanolo, il costo di produzione del biodiesel è strettamente dipendente da esse.
Ciò vale, però, solo se partiamo da oli vegetali la cui produzione è destinata prevalentemente all'alimentazione umana, così come oggi accade. Restano tutte da esplorare, e ben si inseriscono in una politica di sviluppo sostenibile dei paesi poveri, le piante oleaginose che producono oli non edibili; sono prevalentemente appartenenti alla famiglia delle euforbiacee, e sono il ricino e la jatrpha curcas. Questa caratteristica, unita al fatto che le suddette piante non richiedono irrigazione (bastano pochi mm di precipitazioni annue) , nonché l'apparato radicale che ben svolge la funzione di presidio idrogeologico, limitando i processi di desertificazione delle zone subtropicali, si prospettano come una delle fonti di approvvigionamento energetico non solo ecocompatibile, ma anche socialmente compatibile, nel corso dei prossimi 10 anni.

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